Quando ero poco più che sedicenne trovai sul comodino di mio cugino Massimo un libro edizione economica Feltrinelli con la copertina verde acqua forse, dal titolo "Latinoamericana - Un diario per un viaggio in motocicletta".
Era il noto racconto dell'epopea attraverso l'America Latina di Ernesto Che Guevara ed Alberto Granado, amici e poi insieme militanti convinti della necessità di riscatto dei popoli latinoamericani.
Quel libro segnò l'inizio di una grande cambiamento per me. Mi innamorai delle cause perse, mi scoprii internazionalista, ebbi forte la sensazione che bisognava darsi da fare per cambiare il mondo.
Il 5 marzo è morto Alberto Granado. Bisognava che io lo ricordassi, anche per tenere a mente chi sono, dove vado, soprattutto da dove vengo.
domenica 13 marzo 2011
mercoledì 9 marzo 2011
Nascere in Afganistan
Eleonora Bruni è una giovane ostetrica originaria di Pistoia che lavora a Londra. Ho conosciuto le sue vicende tramite Lucia, una cara amica ostetrica anche lei. Qui a Pistoia c'è un'importante tradizione di ricerca di qualità sulla nascita e gli standard sono molto elevati. Le mie amiche “autoctone” che non conoscono la realtà sanitaria del Sud, quella della Campania con il 60% dei tagli cesarei per capirci, non nutrono molta fiducia nel percorso nascita dell'ospedale pubblico, ma io la vedo diversamente.
Comunque, ieri Eleonora ha raccontato la sua esperienza in Afganistan, riuscendo a tenersi costantemente sul filo sottile che separa il desiderio di riscatto che tutte noi proiettiamo sulle donne afghane, dalla visione occidentalista che non ci permette di capire il perché di tante scelte liberticide. Senza paternalismo, ha descritto il senso pratico e le capacità di fare delle sue colleghe afgane, l'assenza di una formazione adeguata della quale pagano il prezzo, ma che cercano di colmare facendosi insegnare quel che possono dal personale internazionale. Molte di loro scelgono di continuare a lavorare negli ospedali di Emergency - nonostante le paghe siano più alte nelle cliniche di Kabul - perché possono imparare, possono confrontarsi. E poi Eleonora ci ha parlato dell'elevatissima mortalità infantile e femminile dovuta al parto, della crescita di utenza del loro ospedale, nonostante sia lontano dai grandi centri, dei presìdi sul territorio utili per visitare le donne e per diffondere la contraccezione. Del legame che bisogna costruire con le persone del luogo, rispettandone anche i tratti culturali meno condivisibili, per poter meritare la fiducia indispensabile per curare le persone.
E' stato un buon 8 marzo. Eleonora tornerà tra qualche mese in Afganistan e poi chissà dove ancora. Sicuramente a fare qualcosa di buono.
Comunque, ieri Eleonora ha raccontato la sua esperienza in Afganistan, riuscendo a tenersi costantemente sul filo sottile che separa il desiderio di riscatto che tutte noi proiettiamo sulle donne afghane, dalla visione occidentalista che non ci permette di capire il perché di tante scelte liberticide. Senza paternalismo, ha descritto il senso pratico e le capacità di fare delle sue colleghe afgane, l'assenza di una formazione adeguata della quale pagano il prezzo, ma che cercano di colmare facendosi insegnare quel che possono dal personale internazionale. Molte di loro scelgono di continuare a lavorare negli ospedali di Emergency - nonostante le paghe siano più alte nelle cliniche di Kabul - perché possono imparare, possono confrontarsi. E poi Eleonora ci ha parlato dell'elevatissima mortalità infantile e femminile dovuta al parto, della crescita di utenza del loro ospedale, nonostante sia lontano dai grandi centri, dei presìdi sul territorio utili per visitare le donne e per diffondere la contraccezione. Del legame che bisogna costruire con le persone del luogo, rispettandone anche i tratti culturali meno condivisibili, per poter meritare la fiducia indispensabile per curare le persone.
E' stato un buon 8 marzo. Eleonora tornerà tra qualche mese in Afganistan e poi chissà dove ancora. Sicuramente a fare qualcosa di buono.
venerdì 4 marzo 2011
Mother of the revolution
Mother of the revolution - Riz Khan - Al Jazeera English
Molto bello questo video di Al Jazeera.
E' un'intervista a Nawal el-Saadawi sulle prospettive delle donne in Egitto durante e dopo la rivoluzione.
Buona visione!
p.s.: consiglio vivamente di guardare il sito di Al Jazeera, contiene molti video relativi alla presenza e alla vivacità femminile nel mondo mediorientale. Tanto per sfatare qualche pregiudizio...
Molto bello questo video di Al Jazeera.
E' un'intervista a Nawal el-Saadawi sulle prospettive delle donne in Egitto durante e dopo la rivoluzione.
Buona visione!
p.s.: consiglio vivamente di guardare il sito di Al Jazeera, contiene molti video relativi alla presenza e alla vivacità femminile nel mondo mediorientale. Tanto per sfatare qualche pregiudizio...
domenica 27 febbraio 2011
TALKIN' BOUT A REVOLUTION: I'M 25 JAN
Le immagini parlano meglio di me.
La rivoluzione in Egitto è giovane e fragile, ma si è rivelata potente.
Il medioriente ha sempre qualcosa da insegnare.
Qui c'è un archivio per ricordare, si chiama come il giorno in cui la rivoluzione cominciò, 25 gennaio.
I'm25jan, me too.
La rivoluzione in Egitto è giovane e fragile, ma si è rivelata potente.
Il medioriente ha sempre qualcosa da insegnare.
Qui c'è un archivio per ricordare, si chiama come il giorno in cui la rivoluzione cominciò, 25 gennaio.
I'm25jan, me too.
venerdì 25 febbraio 2011
Serendipity, Giotto e l'incostanza
A Padova con la mia amica Maria Grazia per un interessante seminario del Giscel sulla grammatica a scuola ci vengono consegnati alcuni materiali di studio in una busta rossa Zanichelli, sulla quale è stampata la definizione di SERENDIPITY tratta da ilRgazzini, noto dizionario inglese italiano/italiano inglese:
n. serendipità; capacità di fare felici scoperte, di trovar tesori (parola coniata da H. Walpole ne "I tre principi di Serendip") || serendipitous a. fortunatissimo.
Sfruttiamo la pausa pranzo del convegno per vedere la città e ci ritroviamo all'ingresso della Capella degli Scrovegni. Pur avendo poco tempo, decidiamo di entrare e di visitarla.
Felice scoperta!
Sull'opera di Giotto ci sono molti studi accurati e di spessore. Io racconto solo l'ammirazione e il senso di rapimento suscitatomi da questo ambiente raccolto, così diverso dalla Cappella Sistina (e probabilmente il paragone è improprio, tuttavia l'ho fatto), avvolgente e intimo.
Rimaniamo colpite, con Maria Grazia, da una rappresentazione in particolare: l'incostanza.
Giotto dipinge, oltre alla vita di Maria, di Gesù e al Giudizio Universale, anche i peccati e le virtù che conducono rispettivamente all'Inferno e al Paradiso. L'incostanza è, ovviamente, un vizio, rappresentato da una donna in bilico su una ruota, con uno strano sguardo, smarrito ma non troppo. La ruota non le permette di essere salda, stabile. Non ha equilibrio, è precaria.
Ma come ci è sembrata bella...Una donna imperfetta, indecisa, sbilenca. Un'immagine forse contemporanea, da mostrare a chi ci vorrebbe impeccabili, capaci di gestire tutto - casa, lavoro, figli, mariti, fidanzati, amanti, amicizie, genitori, senza lamentarsi! - senza conoscere il prezzo che si paga.
Fra tante istanze potremmo metterci anche questa: il diritto all'incostanza.
n. serendipità; capacità di fare felici scoperte, di trovar tesori (parola coniata da H. Walpole ne "I tre principi di Serendip") || serendipitous a. fortunatissimo.
Sfruttiamo la pausa pranzo del convegno per vedere la città e ci ritroviamo all'ingresso della Capella degli Scrovegni. Pur avendo poco tempo, decidiamo di entrare e di visitarla.
Felice scoperta!
Sull'opera di Giotto ci sono molti studi accurati e di spessore. Io racconto solo l'ammirazione e il senso di rapimento suscitatomi da questo ambiente raccolto, così diverso dalla Cappella Sistina (e probabilmente il paragone è improprio, tuttavia l'ho fatto), avvolgente e intimo.
Rimaniamo colpite, con Maria Grazia, da una rappresentazione in particolare: l'incostanza.
Giotto dipinge, oltre alla vita di Maria, di Gesù e al Giudizio Universale, anche i peccati e le virtù che conducono rispettivamente all'Inferno e al Paradiso. L'incostanza è, ovviamente, un vizio, rappresentato da una donna in bilico su una ruota, con uno strano sguardo, smarrito ma non troppo. La ruota non le permette di essere salda, stabile. Non ha equilibrio, è precaria.Ma come ci è sembrata bella...Una donna imperfetta, indecisa, sbilenca. Un'immagine forse contemporanea, da mostrare a chi ci vorrebbe impeccabili, capaci di gestire tutto - casa, lavoro, figli, mariti, fidanzati, amanti, amicizie, genitori, senza lamentarsi! - senza conoscere il prezzo che si paga.
Fra tante istanze potremmo metterci anche questa: il diritto all'incostanza.
Mi piace. La adotto. Anzi, ce l'ho già.
giovedì 24 febbraio 2011
Nel grembo del peccato
Ecco l'ultima trovata degli antiabortisti americani.
La novità è che il manifesto è stato affisso a New York vicino alla sede di Planned Parenthood, un'associazione che si occupa di prevenzione e controllo delle nascite, come a voler indicare che il posto pù pericoloso per una bambina è il luogo in cui si va ad abortire più che - facile provocazione - il grembo materno.
E dire che, dopo il film Juno (ricordate? La ragazzina indie-pop che, incinta di un nerdissimo compagno di classe a 15 anni, decide di dare in adozione il bebè), gli antiabortisti americani avevano orgogliosamento tirato su la testa, legittimati da un film che nelle intenzioni aveva altri scopi ma che alla fine ha messo d'accordo tutti.
Altro aspetto interessante è il connubio tra antiabortisti e questioni etniche. Visto l'aumento di interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne afro americane, pensano bene questi nuovi crociati di cavalcare la salvezza della razza oltre che dell'anima.
Sempre peggio...
Aspettiamo che anche in Italia, a breve, magari sotto elezioni, qualcuno ricominci con questa litania.
venerdì 4 febbraio 2011
They, all of them, know
Valeria Parrella, da L’Unità 4 febbraio 2011
Chiedilo a Monna Lisa. Alla nigeriana che sta camminando in carovana con cinque dollari in tasca per raggiungere l’Italia. Chiedilo alla prima donna che ha votato con il suffragio universale nel 1946. Chiedilo a Maria, a Maddalena e a Sherazade, alla modella che se ne muore di anoressia e alla rom a cui hanno di nuovo bruciato la baracca.
Chiedilo alla dottoressa che ha visitato mio figlio e alla madre con due bambini handicappati. Chiedilo alla donna che domani alle 4.00 aprirà il mercato comunale e alla centralinista che ti risponde 24ore su 24. A Sakineh.
Chiedilo alla signora che è seduta davanti a me nel treno e alla capotreno che passerà. A Suu Kyi. Alla ragazza che sta facendo la chemio e a quella che sta facendo la permanente; chiedilo alla sua shampista.
Chiedilo ad Antigone, a Medea e alle Troiane, alla prostituta che staserà scenderà sulla provinciale per fare pompini da venti euro, a quella che riuscirà a scappare dal suo pappone, alla suora che l’aiuterà, alla laica che l’aiuterà, alla laicista che l’aiuterà.
Chiedilo alla partigiana rapata a zero dai fascisti. Chiedilo a Patti Smith e a Sasha Waltz, alla ballerina e alla sua figlia paraplegica, alla signora che frequenta l’università della terza età e a quella che sta aspettando i nipotini al cancello della scuola.
Chiedilo alle 186 operaie della Ford che si fecero equiparare lo stipendio a quello degli uomini, e alle dipendenti della Fiat di Marchionne che in dieci minuti dovranno far pipì e cambiarsi l’assorbente.
Chiedilo a Margherita Hack quando guarda le stelle e alla studentessa che stasera farà notte sui libri di astronomia. Chiedilo alla sorella del Papa e alla madre del Muezzin. Alla ragazza di sedici anni a cui il medico ha negato la pillola del giorno dopo; chiedilo ora alla figlia sedicenne di quel medico.
Alle 2065 donne del catalogo di Leporello. Chiedilo alla bambina che subisce violenza e alla lesbica che bacia la sua fidanzata a piazza Duomo, alla detenuta che dovrà aspettare il prossimo giovedì per rivedere suo figlio.
Chiedilo a quelle amiche che stanno partendo per la Grecia, a Federica Pellegrini nella bracciata che le conquista l’oro e alla deputata gravida che entra al voto della camera in sedia a rotelle. Chiedilo alla mia amica Katia che è emigrata al nord per fare la maestra, alla malata terminale che ha trovato chi le farà l’eutanasia e alla dottoressa che gliela somministrerà.
Chiedilo a George Sand e a Giovanna d’Arco e alla moglie di chi dice “ce lo ha duro”. Chiedilo alla donna che si fa il botulino e a quella che non si tinge ai capelli, a Ilda Boccassini e alle 6000 pagine del suo lavoro. Chiedilo alla donna che sta abortendo e a quella che sta partorendo. Alla sua bambina, chiedilo, tra qualche anno. Chiedilo al primo violino che darà il LA all’orchestra.
E chiedilo a tua madre a e a tua sorella, a tua figlia e a tua moglie e alla tua migliore amica. Alla tua collega di lavoro e alla tua amante. Loro, tutte lo sanno: che il corpo della donna è più di quanto un uomo possa controllare.
(*) è il verso a “They, all of them, know” di C. Bukowski
Chiedilo a Monna Lisa. Alla nigeriana che sta camminando in carovana con cinque dollari in tasca per raggiungere l’Italia. Chiedilo alla prima donna che ha votato con il suffragio universale nel 1946. Chiedilo a Maria, a Maddalena e a Sherazade, alla modella che se ne muore di anoressia e alla rom a cui hanno di nuovo bruciato la baracca.
Chiedilo alla dottoressa che ha visitato mio figlio e alla madre con due bambini handicappati. Chiedilo alla donna che domani alle 4.00 aprirà il mercato comunale e alla centralinista che ti risponde 24ore su 24. A Sakineh.
Chiedilo alla signora che è seduta davanti a me nel treno e alla capotreno che passerà. A Suu Kyi. Alla ragazza che sta facendo la chemio e a quella che sta facendo la permanente; chiedilo alla sua shampista.
Chiedilo ad Antigone, a Medea e alle Troiane, alla prostituta che staserà scenderà sulla provinciale per fare pompini da venti euro, a quella che riuscirà a scappare dal suo pappone, alla suora che l’aiuterà, alla laica che l’aiuterà, alla laicista che l’aiuterà.
Chiedilo alla partigiana rapata a zero dai fascisti. Chiedilo a Patti Smith e a Sasha Waltz, alla ballerina e alla sua figlia paraplegica, alla signora che frequenta l’università della terza età e a quella che sta aspettando i nipotini al cancello della scuola.
Chiedilo alle 186 operaie della Ford che si fecero equiparare lo stipendio a quello degli uomini, e alle dipendenti della Fiat di Marchionne che in dieci minuti dovranno far pipì e cambiarsi l’assorbente.
Chiedilo a Margherita Hack quando guarda le stelle e alla studentessa che stasera farà notte sui libri di astronomia. Chiedilo alla sorella del Papa e alla madre del Muezzin. Alla ragazza di sedici anni a cui il medico ha negato la pillola del giorno dopo; chiedilo ora alla figlia sedicenne di quel medico.
Alle 2065 donne del catalogo di Leporello. Chiedilo alla bambina che subisce violenza e alla lesbica che bacia la sua fidanzata a piazza Duomo, alla detenuta che dovrà aspettare il prossimo giovedì per rivedere suo figlio.
Chiedilo a quelle amiche che stanno partendo per la Grecia, a Federica Pellegrini nella bracciata che le conquista l’oro e alla deputata gravida che entra al voto della camera in sedia a rotelle. Chiedilo alla mia amica Katia che è emigrata al nord per fare la maestra, alla malata terminale che ha trovato chi le farà l’eutanasia e alla dottoressa che gliela somministrerà.
Chiedilo a George Sand e a Giovanna d’Arco e alla moglie di chi dice “ce lo ha duro”. Chiedilo alla donna che si fa il botulino e a quella che non si tinge ai capelli, a Ilda Boccassini e alle 6000 pagine del suo lavoro. Chiedilo alla donna che sta abortendo e a quella che sta partorendo. Alla sua bambina, chiedilo, tra qualche anno. Chiedilo al primo violino che darà il LA all’orchestra.
E chiedilo a tua madre a e a tua sorella, a tua figlia e a tua moglie e alla tua migliore amica. Alla tua collega di lavoro e alla tua amante. Loro, tutte lo sanno: che il corpo della donna è più di quanto un uomo possa controllare.
(*) è il verso a “They, all of them, know” di C. Bukowski
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