Nel 2007/2008 ho avuto il grande privilegio di lavorare per un breve periodo nella scuola di italiano per le donne immigrate presso la scuola comunale dell'infanzia Pisacane a Roma, nel quartiere Torpignattara. Per chi non conosce quel quartiere e quella scuola è difficile avere un'idea: non ho mai visto un luogo tanto multietnico! La scuola di italiano era gestita da Asinitas, un'associazione che ha fatto della costruzione di relazioni il vero sapore dell'insegnamento della Lingua2, andando molto oltre la semplice dicotomia nativo/migrante e cercando attraverso i linguaggi espressivi di conoscere le numerose diversità che animano il nostro vivere.
Perciò per chi è a Roma consiglio vivamente di partecipare a questa serata, che si svolge oltretutto in un luogo al quale sono molto legata...
E un saluto di cuore alle splendide Cecilia, Alessandra, Beths e tutte le altre!
martedì 8 novembre 2011
sabato 22 ottobre 2011
La meravigliosa Sabina Spielrein
Ho guardato "A dangerous method", l'ultimo film di Cronenberg sul rapporto tra Jung, Freud e Sabina Spielrein. Mi ha lasciato piuttosto fredda, se si eccettuano poche, significative scene e qualche battuta. Tra queste ultime segnalo quella in cui Jung dice che sua moglie è il pilastro della sua casa, l'amante è il profumo dell'aria fresca. Entrambe necessarie credo.
Avevo visto un film molto più bello sullo stesso tema, del bravissimo Roberto Faenza, "Prendimi l'anima". Lì il personaggio di Sabina Spielrein emergeva molto più nitidamente e con grande poesia. Di seguito due delle scene che più ho amato. Guardatelo se potete, ma preparatevi: è davvero intenso.
Avevo visto un film molto più bello sullo stesso tema, del bravissimo Roberto Faenza, "Prendimi l'anima". Lì il personaggio di Sabina Spielrein emergeva molto più nitidamente e con grande poesia. Di seguito due delle scene che più ho amato. Guardatelo se potete, ma preparatevi: è davvero intenso.
Gli anarchici, questi sconosciuti
Mauro mi segnala questa riflessione di Paolo Nori che vorrei condividere, stufa di parole stereotipate e insignificanti.
Ha un che di romantico, soprattutto la citazione di Malatesta e quell'imbarazzo nell'usare la parola "amore".
Eccola qui:
http://www.paolonori.it/anarchici-e-maggiordomi/#more-12298
Ha un che di romantico, soprattutto la citazione di Malatesta e quell'imbarazzo nell'usare la parola "amore".
Eccola qui:
http://www.paolonori.it/anarchici-e-maggiordomi/#more-12298
lunedì 17 ottobre 2011
Se ogni giorno ci ribellassimo un pò...
Mi raccontano che, prima della proiezione dell'ultimo film con Sean Penn in uno di questi orrendi multisala, intervenga Massimo Boldi dal vivo circondato da uno stuolo di donne mezze nude per presentare l'ultimo cinepanettone, con il solito trito corredo di sessismo e trivialità.
Eppure un'amica di amici presente in sala, invece di ingoiare il boccone e tacere basita e intimamente indignata come forse molte altre persone, decide di cominciare a contestare la rozza messinscena, ribellandosi al turpe spettacolo peraltro non voluto e ignaramente pagato con i soldi del biglietto.
Insieme alla sua, partono decine di contestazioni e fischi e commenti indignati che costringono la sicurezza del multisala a mettere in fuga un aggressivo (oltretutto!) Boldi e le ragazzine con cui si accompagna.
Finalmente, e cosa bisogna aspettare ancora?!?!!!
RIBELLARSI E' GIUSTO, RIBELLARSI E' NECESSARIO. Senza se e senza ma.
Se cominciassimo a non tacere, per esempio, nelle piccole scene di vita quotidiana che spesso subiamo, sarebbe molto meglio per tutti. Di sicuro per i nostri nervi fragili, ridotti allo stremo da una degradazione quotidiana di diritti e dignità che pare uno stillicidio.
Eppure un'amica di amici presente in sala, invece di ingoiare il boccone e tacere basita e intimamente indignata come forse molte altre persone, decide di cominciare a contestare la rozza messinscena, ribellandosi al turpe spettacolo peraltro non voluto e ignaramente pagato con i soldi del biglietto.
Insieme alla sua, partono decine di contestazioni e fischi e commenti indignati che costringono la sicurezza del multisala a mettere in fuga un aggressivo (oltretutto!) Boldi e le ragazzine con cui si accompagna.
Finalmente, e cosa bisogna aspettare ancora?!?!!!
RIBELLARSI E' GIUSTO, RIBELLARSI E' NECESSARIO. Senza se e senza ma.
Se cominciassimo a non tacere, per esempio, nelle piccole scene di vita quotidiana che spesso subiamo, sarebbe molto meglio per tutti. Di sicuro per i nostri nervi fragili, ridotti allo stremo da una degradazione quotidiana di diritti e dignità che pare uno stillicidio.
mercoledì 5 ottobre 2011
BARLETTA, MORTE CINQUE LAVORATRICI. SENZA DIGNITÀ.
Tina Ceci, 37 anni
Matilde Doronzo, 32 anni
Giovanna Sardaro, 30 anni
Antonella Zaza, 36 anni
Maria Cinquepalmi, 14 anni
Il comitato nazionale Se non ora quando esprime la massima solidarietà ai familiari delle vittime della tragedia di Barletta e sconcerto per una disgrazia che deve riportare al centro dell’attenzione pubblica la necessità di una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito, e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Cinque donne del sud sono morte perché lavoravano in nero in uno scantinato senza sicurezza.
Lo scantinato è crollato, e insieme è crollato il mondo di affetti e di relazioni che ciascuna di loro era.
Non è una tragica fatalità, è una morte annunciata. Queste donne lavoravano senza dignità.
Lavoravano nelle stesse condizioni in cui lavorano in paesi in via di sviluppo e dove non esiste la democrazia : vogliamo che la qualità del lavoro delle donne sia e resti la stessa che c’è negli altri paesi d’Europa.
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: ogni giorno uomini e donne nel nostro paese muoiono mentre lavorano, e muoiono nel silenzio di troppi.
Ripetiamo: vogliamo una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Se non ora: quando?
Il comitato nazionale Se Non Ora Quando
venerdì 26 agosto 2011
DOPPIA PRESENZA
Se la vita familiare e il lavoro ti sembrano di difficile conciliazione...
Potrebbe essere una soluzione!
Potrebbe essere una soluzione!
venerdì 1 luglio 2011
Pubblicità...
Questo è un periodaccio.
Per gestire al meglio una situazione familiare critica e improvvisa sto trascorrendo alcuni giorni a casa dei miei. Mi fa sentire più tranquilla il fatto di stare insieme, in fondo il vantaggio delle famiglie allargate è quello di non sentirsi soli quando si verificano eventi difficili.
Ma questo significa che ho giocoforza ripreso a guardare la tv, esperienza estranea alla mia vita quotidiana. E con la tv è arrivata anche la pubblicità.
Ancora una volta mi scopro sbigottita di fronte all'ennesimo stereotipo.
C'è un principe che deve pulire un pentolone terribilmente incrostato, indossa un'armatura che protegge il suo corpo e ha il volto coperto dall'elmo come ogni guerriero che si rispetti. Dopo una lunga battaglia riesce finalmente a tirare a lucido ogni angolo non solo della pentola ma anche della casa. Ed ecco che, per premio, il prode cavaliere viene incoronato...REGINA! Tolto l'elmo, sotto l'armatura c'è l'immancabile donna incoronata reginetta della pulizia, neanche troppo metaforicamente.
E pensare che, la prima volta che ho visto la pubblicità in oggetto, ho sperato in un finale diverso. Sarebbe stato carino se un cavaliere maschio avesse lottato contro lo sporco. Che male c'è? Anche dal punto di vista meramente pubblicitario, la storia presentata con le immagini in 3D sarebbe stata accattivante comunque e, come insegnano alcuni studi, se ne sarebbe parlato di più e questo non avrebbe fatto che bene al prodotto in termini di marketing.
Ma siamo in Italia e, come ricordava un libro di qualche anno fa, se la pubblicità è femmina il pubblicitario, invece, è maschio.
Per gestire al meglio una situazione familiare critica e improvvisa sto trascorrendo alcuni giorni a casa dei miei. Mi fa sentire più tranquilla il fatto di stare insieme, in fondo il vantaggio delle famiglie allargate è quello di non sentirsi soli quando si verificano eventi difficili.
Ma questo significa che ho giocoforza ripreso a guardare la tv, esperienza estranea alla mia vita quotidiana. E con la tv è arrivata anche la pubblicità.
Ancora una volta mi scopro sbigottita di fronte all'ennesimo stereotipo.
C'è un principe che deve pulire un pentolone terribilmente incrostato, indossa un'armatura che protegge il suo corpo e ha il volto coperto dall'elmo come ogni guerriero che si rispetti. Dopo una lunga battaglia riesce finalmente a tirare a lucido ogni angolo non solo della pentola ma anche della casa. Ed ecco che, per premio, il prode cavaliere viene incoronato...REGINA! Tolto l'elmo, sotto l'armatura c'è l'immancabile donna incoronata reginetta della pulizia, neanche troppo metaforicamente.
E pensare che, la prima volta che ho visto la pubblicità in oggetto, ho sperato in un finale diverso. Sarebbe stato carino se un cavaliere maschio avesse lottato contro lo sporco. Che male c'è? Anche dal punto di vista meramente pubblicitario, la storia presentata con le immagini in 3D sarebbe stata accattivante comunque e, come insegnano alcuni studi, se ne sarebbe parlato di più e questo non avrebbe fatto che bene al prodotto in termini di marketing.
Ma siamo in Italia e, come ricordava un libro di qualche anno fa, se la pubblicità è femmina il pubblicitario, invece, è maschio.
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